Cristina Morató, giornalista, fotografa ed autrice molto nota in Spagna, nell’opera “Viajeras intrepidas y aventureras” presenta diverse viaggiatrici del passato.
Come spesso accade in questi casi l’autrice, immaginando di trovare poche donne di cui scrivere, ha invece dovuto scartare, o meglio lasciare da parte per altre ricerche, molti personaggi femminili. Passa quindi dal sostenere «chissà se troverò nomi» a… «ce ne sono tantissimi, solo che erano stati lasciati in un angolo»!
Le donne viaggiarono per diversi motivi: pellegrinaggi, avventure, piacere e di tutto un po’. Alcune sole, altre con accompagnatori e accompagnatrici. Alcune in grande stile, altre in modo spartano. Chi sola e chi per accompagnare il compagno esploratore. Non mancarono le scienziate, le ricercatrici, le scrittrici.
Troviamo donne di cui si hanno molte notizie e altre meno note. Ne citiamo soltanto alcune, utili per chi volesse approfondire la tematica: Egeria, Mary Kingley, Isabella Bird, Gertrude Bell, Annie Taylor, Alexandra David-Neel, Isabel Barreto (la prima ammiraglia), Anna Leonowens (la Anna del film “Anna e il re”), Freya Stark, Isabella Eberhardt, Lady Montagu, Marianne North, Alexine Tinne e Isabel Arundell Burton (che visse gli ultimi anni della sua vita a Trieste).
Non mancarono nemmeno le donne che si vestirono da uomo per essere più libere, come Genevieve Premoy (1160 – 1704) o Catalina de Erauso (di cui parleremo in altro scritto).
Tra le piratesse vengono ricordate Anne Boney, Mary Read e le cinesi, note per essere sanguinarie, come Lai Cha Su, Pan Chin Chiaco, Huang Pe Mei. (Cfr. p. 62)
Tra le pellegrine, di cui la più nota è Egeria, viene ricordata Sancha Raimundez (1095 – 1159), sorella di Alfonso VII, che in quanto nubile si dedicò al culto delle chiese, a fondare monasteri, ad aiutare i poveri. E per questo viaggiò. Ma fu anche consigliera e mediatrice per il fratello, facendo le veci di una vera e propria regina. Una che veniva sempre consultata per prima dal fratello regnante. (Cfr. p. 43)
L’autrice pone una particolare attenzione alle donne che viaggiarono in America, diventando “conquistadoras” come Ines Suarez, che partecipò alla conquista del Cile e alla fondazione di Santiago, divenendo una persona molto influente. (Cfr. p. 64) E ancora Mencia Calderon, che diresse una spedizione in Paraguay nel XVI secolo. E alla morte del marito continuò nelle spedizioni al Rio della Plata. (Cfr. p. 69)
Tra le spagnole interessanti la penna dell’autrice si sofferma su Anita Delgado (1890 – 1962), originaria di Malaga, che sposò il maharaja di Kapurthala, all’epoca uno degli uomini più ricchi del mondo. Il marito, innamorato della bella ballerina, la fece studiare a Parigi e poi la portò nel suo harem. Anita non si limitò a essere la “favorita” del maharaja ma divenne la sua consigliera fino a quando poté esercitare la sua influenza sul consorte. Scrisse opere, viaggiò, diede il suo contributo a livello diplomatico in un ruolo insolito e accettato con fatica dal consorte, abituato dame belle, fini, educate ma silenziose.
Diversa è stata l’esperienza dell’istitutrice e insegnante Emmeline Lott, che chiamata ad occuparsi dell’erede del pascià egiziano Ibrahim scrisse con orrore del Cairo e del sistema degli harem.
Tra le donne esploratrici in Africa non mancò alcun tipo di testimonianza, dalle donne che viaggiarono come principesse alle avventurose. È interessante l’attenzione posta su May Sheldon, la quale desiderava un gruppo di portatrici donne e poi, non trovandone, assunse dei portatori mostrandosi la più attenta dell’epoca. Prima di partire li faceva vaccinare e poi calibrava gli sforzi, al punto che durante la sua esplorazione morì solo un portatore, una cosa assolutamente insolita, visto che era “normale” perdere anche buona parte delle persone! (Cfr. p. 168) Furono invece tragiche le spedizioni di David Livingstone, purtroppo in linea con i tempi ….
Le donne come sempre non mancarono in nessun luogo e in nessuna epoca. Non ci furono attività in cui le donne non furono presenti, nemmeno nei viaggi e nelle esplorazioni, né sui mari.
E ci sono ancora molte storie da scoprire e riscoprire visto che un nome chiama l’altro e, leggendo i memoriali di queste viaggiatrici, vengono citate altre donne, donne presenti nei luoghi più remoti, ma mai remoti quanto l’ufficialità dei libri di storia che, per vari motivi, non riportano la maggior parte di nomi femminili.
