La poesia come salvezza: Leonor de Almeida

Il racconto della vita di Leonor de Almeida Portugal (1750 – 1839) non può che iniziare tra le mura austere e silenziose di un convento. È lì, nel silenzio forzato di un’infanzia rubata, che sboccia il talento artistico della giovane.

Leonor fu rinchiusa a otto anni a seguito del processo contro la famiglia Távora accusata di cospirazione contro la corona. La bimba, in quanto nipote dei marchesi di Távora, fu colpita da condanna. Il padre incarcerato, la madre, lei e la sorella confinate per quasi vent’anni nel convento di Chelas.

Leonor per sopravvivere all’ingiustizia e alla prigionia trova una via di fuga attraverso l’arte e la poesia.

Le sue poesie, intrise di dolore e desiderio di libertà, preannunciano l’intensità del Romanticismo, facendo di lei una delle protagoniste della cultura portoghese.

Con il nome arcadico di Alcipe Leonor diede vita a un corpus di opere che, in seguito, sarebbe stato conosciuto come “Poemas de Chelas”.

Dopo la liberazione, viaggiò per l’Europa, arricchendo la sua cultura e frequentando i salotti più prestigiosi. 

La sua intelligenza e la sua vivace conversazione le valsero il paragone con la celebre Madame de Staël.