Solo eccezioni, mai modelli. L’esempio di Bonacci e Cornaro.

Maria Alinda Bonacci Brunamonti (Perugia, 1841 – 1903) scrittrice, studiosa, poeta e patriota del Risorgimento è ricordata per l’arte e meno per uno storico primato.
Il 9 novembre 1860 partecipò al plebiscito per l’annessione dell’Umbria e delle Marche al Regno di Sardegna (futuro Regno d’Italia), grazie ad una gentile concessione legata al suo fervore patriottico.

Quindi, per votare, una donna doveva essere straordinaria, eccezionale. E in quanto tale, in casi altrettanto eccezionali, poteva ricevere una gentile concessione.

Ma ciò non doveva rappresentare un diritto, né tantomeno un modello per altre donne.

La vicenda di Maria Alinda Bonacci lo mostra bene, e ancora meglio il caso di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, considerata la prima laureata al mondo nel 1678.
Ad Elena Lucrezia fu concesso questo onere in virtù delle doti eccezionali e soprattutto dell’impegno del padre della donna che voleva mettere in luce la famiglia Cornaro Piscopia. E infatti fu il primo ad opporsi ad altre laureate. La figlia – quindi la famiglia – doveva essere unica. Inimitabile.

Né le conclamate capacità intellettuali di Elena Lucrezia, né il patriottismo di Maria Alinda furono sufficienti a fare di loro un modello perché non dovevano essere dei modelli per le donne, ma delle eccezioni.

Delle donne straordinarie, da premiare, ammirare. Non da imitare.

Elevare una donna a “straordinaria” o “eccezionale” contribuisce a relegarla in uno spazio quasi mitico, rendendo la sua conquista irripetibile e non replicabile, mentre se una donna è un modello, il suo successo è un faro che illumina un percorso accessibile.

Immagine: Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, XVIII secolo
Autore sconosciuto – Pubblico dominio