Giuseppa Zambruni, nata nel 1800, è una figura emblematica del genio inventivo femminile in ombra.
Originaria di Cremona si dedicò all’innovazione in un’epoca in cui la partecipazione delle donne in campi scientifici e tecnici era osteggiata.
La sua invenzione più significativa e documentata riguarda il settore della stampa o tipografia, in particolare un meccanismo legato alla stereotipia; procedimento tecnico che permette di ottenere matrici o lastre fisse (cliché) di una pagina stampata.
L’invenzione aveva l’obiettivo di effettuare tirature illimitate senza la necessità di ricomporre ogni volta il testo con i caratteri mobili.
Una tecnologia molto efficace ed utile per l’editoria e l’industria grafica dell’epoca.
Nonostante il potenziale impatto della sua innovazione, Giuseppa Zambruni non ottenne il giusto riconoscimento.
Un commento dell’epoca, riportato dal Giornale delle Arti, descriveva come, in un’esposizione pubblica, l’unico oggetto che rappresentasse il “genio inventivo, la potenza creatrice femminile,” non riuscisse a “fermare gli sguardi di nessuno.”
Un’inventrice che viene snobbata, in quanto gli sguardi non potevano e non volevano nemmeno posarsi su una donna fuori dai canoni.
Queste erano le difficoltà, solo alcune delle tante, che le donne incontravano.
Giuseppa Zambruni rimane una pioniera, una inventrice … ma anche una donna il cui oblio evidenzia non la mancanza di talento, ma gli ostacoli che hanno condotto alla “dimenticanza” di molte donne che non si dedicavano alle attività ritenute consone.
