Frederick Douglass e le lotte per i diritti civili

Frederick Augustus Washington Bailey (1818 – 1895), noto come Frederick Douglass, è stato un politico, ambasciatore, scrittore, attivista per i diritti civili.

E soprattutto diritti civili non circoscritti agli uomini – o agli uomini afroamericani – ma estesi a tutti: donne, nativi e immigrati appena giunti in terra americana.

Nato in schiavitù imparò l’alfabeto a dodici anni grazie alle lezioni di Lucretia Auld, moglie del suo “proprietario” Hugh Auld che, quando lo scoprì, disapprovò vivamente l’iniziativa – all’epoca illegale – della moglie.

Quindi imparò a leggere osservando le persone del vicinato, iniziando così a cambiare il suo modo di pensare, arrivando a mettere in discussione il sistema. 

Nel 1838 riuscì a fuggire salendo a bordo di un treno munito di documenti falsi.

Quando iniziò a partecipare attivamente alle lotte contro la schiavitù scoprì come i diritti delle donne venissero posti in secondo piano. O nemmeno considerati.

Così nel 1843 decise di prendere parte alla Convenzione di Seneca Falls e alla nascita del movimento femminista americano.

Per Frederick l’alleanza tra i movimenti era fondamentale, così si spese sempre a favore del diritto di voto per le donne. 

Nel 1872 Douglass fu il primo afroamericano ad essere candidato vicepresidente degli Stati Uniti per il Partito per l’eguaglianza dei diritti, in coppia con Victoria Woodhull, la prima donna ad essere candidata per la presidenza. 

Oggi ricordiamo un uomo, nato schiavo, che ha dedicato tutta la vita ad aiutare uomini e donne, senza distinzioni di genere né di origine.

Immagine: Frederick Douglass
fotografia di George Kendall Warren, ca. 1879 (rielaborata)
Fonte: Wikimedia Commons · pubblico dominio