Elena dell’Antoglietta: studiare per difendersi

Elena dell’Antoglietta (1780 – 1861) discendente di una illustre famiglia venne educata in convento, in quanto il suo destino di secondogenita sembrava scritto.

Tutto cambiò quando lo zio paterno, per appropriarsi del patrimonio del fratello defunto, padre di Elena e Marianna, convinse quest’ultima a sposarlo.

Saveria, la madre delle giovani, indignata per l’avidità del cognato si oppose al matrimonio, che invece ottenne l’assenso regio.

Ma non si arrese: decise di donare tutto il patrimonio alla figlia minore, inserendo la clausola che i beni sarebbero andati ad Elena in caso di matrimonio di Marianna.

Lo zio avido e disonesto sembrava sconfitto.

Invece riuscì a convincere Elena a rinunciare all’eredità!

Quando la giovane si rese contro del raggiro decise di difendere i propri diritti e rientrare in possesso dei beni. 

Poteva cercare un avvocato, invece scelse di muoversi in modo autonomo e di studiare per non farsi più ingannare.

Di nascosto ascolta le lezioni di Giurisprudenza presso l’Università di Napoli e a 36 anni, nel 1816, si presenta presso la Corte d’Appello di Napoli per ottenere giustizia.

Stupisce tutti per la competenza e l’eloquenza e rientra in possesso dell’eredità.

I beni recuperati, che rischiavano di venire sperperati dallo zio, verranno utilizzati da Elena dell’Antoglietta per opere di beneficenza.

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Immagine: ricostruzione ispirata a riferimenti storici dell’epoca; non rappresenta l’autentica Elena dell’Antoglietta.