Il canone e le autrici che citano altre autrici

Felicia Hemans (1793 – 1835) è stata una poeta molto letta, influente e citata nel XIX secolo. 

Numerose autrici l’apprezzavano e la citavano, tra queste ricordiamo Elizabeth Barrett Browning; ​Lydia Sigourney (soprannominata la “Hemans d’America” molto influenzata dalle opere di Felicia); Caroline Norton; Letitia Elizabeth Landon; ​Frances Ellen Watkins Harper; ​George Eliot; le sorelle Brontë. E ancora Amable Tastu e Annette von Droste-Hülshoff.

​Tanto importante nel XIX secolo quanto dimenticata nel Novecento, fino ad essere riscoperta e rivalutata negli ultimi trent’anni.

Svalutata perché etichettata come moralista, come autrice per donne, e quindi non degna di considerazione.

Ricordiamo a tal proposito che il canone letterario tendeva a privilegiare autori uomini oscurando le autrici che non rientravano in categorie, correnti o generi determinati. 

Prima di dimenticarla i compilatori del canone avrebbero dovuto valutare con attenzione la sua opera e poi l’influenza della stessa. 

Infatti molte volte, per non inserire le autrici nei canoni, sono stati utilizzati criteri quali l’influenza sui generi, l’influenza su altri autori. Criteri corretti però applicati in modo diverso in base a scelte tutt’altro che rigorose! 

In questo caso Hemans ha influenzato eppure, allo stesso tempo, è stata svalutata.

Quando le autrici sono brillanti e non si può escluderle per motivi di stile, di capacità, si dice che non hanno influenzato; invece quando rispecchiano tutti i “requisiti” le si dimentica tout court.

Forse influenzare autrici è meno importante che influenzare autori uomini?

O forse i criteri sono stati (e a volte sono) politici, soggettivi (nel senso peggiore del termine) da permettere ogni esclusione di donna non gradita o di donna che non rientra in un filone scelto per comodità pratica dal compilatore del canone?

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Immagine: Ritratto di Felicia Hemans, autore sconosciuto
Fonte: Wikimedia Commons · pubblico dominio