Diana Athill (1917–2019) è stata una delle figure più influenti dell’editoria del XX secolo e una scrittrice che ha ridefinito il genere del memoir con estrema arguzia e onestà.
Per oltre cinquant’anni, Athill ha lavorato dietro le quinte come “curatrice editoriale” (editor), plasmando i testi di Philip Roth, John Updike, Jean Rhys e V.S. Naipaul. La sua capacità di ascolto e il suo istinto infallibile l’hanno resa una figura leggendaria nel panorama britannico, capace persino di trasformare manoscritti grezzi in capolavori senza tempo.
Ancora più interessante è ricordare la sua vita da pensionata.
Proprio in età matura è stato possibile conoscere la sua voce, grazie alle opere autobiografiche franche e dirette.
In particolare in “Da qualche parte verso la fine” ha affrontato temi che spesso vengono ignorati e taciuti se coinvolgono persone anziane, come ad esempio l’amore carnale, con le sue libertà. Aspetti che Athill tratta in modo elegante ed ironico.
Fino alla scomparsa, avvenuta a 101 anni, Diana Athill è stata un esempio di indipendenza dimostrando che non è mai troppo tardi per trovare la propria voce.
