Julia Morgan e gli edifici antisismici 

Julia Morgan (1872 – 1957) è stata una pioniera in molti settori: laureata prima in Ingegneria civile e successivamente in Architettura progettò circa 700 edifici lasciando un’impronta indelebile nel panorama americano, anche perché le sue opere resistettero maggiormente ai terremoti, rispetto a quelli di molti colleghi a lei contemporanei.

La famiglia materna era benestante e questo permise alla madre, una donna di ampie vedute, di finanziare gli studi dei figli e permettere a Julia di recarsi in carrozza presso la vicina Università di Berkeley. Qui ebbe modo di conoscere la massima finanziatrice dell’Università, la filantropa e attivista per i diritti delle donne, Phoebe Apperson Hearst.

Su suggerimento del suo professore, Bernard Maybeck, Julia Morgan, dopo la laurea in ingegneria, tentò l’ammissione all’École nationale supérieure des beaux-arts di Parigi. Così mel 1896 partì con l’amica Jessica Peixotto, laureata in economia e futura docente universitaria e autrice.

All’École le donne non erano mai state ammesse e gli stranieri erano visti con sospetto; in ogni caso Julia studiò francese e chiese di essere ammessa, nel mentre si mantenne lavorando in uno studio di architettura. 

Fallì alle prove matematiche basate sul sistema decimale, classificandosi 42ª su 376 candidati. E solo nel 1898 riuscì ad essere ammessa con l’obbligo di terminare gli studi in tempo record, in quanto – all’’École – non ci si poteva laureare dopo in trent’anni. 

Oggi possiamo ricordarla come una donna che poteva vivere agiatamente ma scelse di seguire i propri sogni. Nonostante le difficoltà non si arrese. Non si arrese al sospetto che suscitavano le donne nelle professioni né alle discriminazioni che subì a Parigi. Grazie alla sua determinazione possiamo conoscerla ed apprezzare le sue opere come Hearst Castle a San Simeon. Ma anche scuole e rifugi per donne costruiti con materiali adatti alla sismicità californiana.

Foto: Julia Morgan, circa 1926
Boyé Studio, San Francisco – Pubblico dominio
Fonte: Cal Poly Digital Library